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giovedì 23 dicembre 2010

Vive di più chi mangia bene. Ci sono le prove.

Cibi "sani", pochi grassi, pochi carboidrati, meglio se poco raffinati, no cibo "spazzatura".

Le principali cause di morte una volta erano le malattie infettive, ora sono i disturbi cronici come le malattie cardiovascolari e il cancro. 
Problemi che possono essere fortemente influenzati dalla dieta. In uno studio pubblicato nel numero di gennaio 2011 del 'Journal of the American Dietetic Association', i ricercatori del Dipartimento di nutrizione e scienze degli alimenti dell'università del Maryland (Usa) forniscono prove concrete del fatto che mangiare bene fa vivere più a lungo: hanno analizzato i dati sulle abitudini a tavola e la mortalità relativi a un decennio in un gruppo di oltre 2.500 anziani tra i 70 e i 79 anni, scoprendo che le diete ricche di alcuni alimenti sono associate a una riduzione dei decessi. Entro il 2030, si stima che saranno 973 milioni gli adulti con più di 65 anni in tutto il mondo. L'obiettivo di questo studio era determinare quali siano le abitudini alimentari che facciano vivere più a lungo, e soprattutto meglio, le persone. Determinando la frequenza di consumo di 108 cibi diversi, i ricercatori hanno quindi diviso i partecipanti in sei gruppi, appunto in base alle scelte alimentari predominanti: alimenti sani (374 partecipanti); prodotti lattiero-caseari ad alto contenuto di grassi (332); carne, cibi fritti, e alcol (693); cereali per la prima colazione (386); cereali raffinati (458); dolci (339). .... Dopo aver controllato i dati tenendo conto di sesso, età, razza, educazione, attività fisica, fumo e assunzione totale di calorie, è emerso che il gruppo che consuma molti prodotti lattiero-caseari ha un rischio di mortalità superiore del 40% rispetto al cluster alimenti sani. Il gruppo 'dolci', invece, corre un pericolo del 37% più alto. Nessuna differenza significativa nel rischio di mortalità è stata infine osservata tra i gruppi 'cibi sani' e 'cereali per la colazione' o 'cereali raffinati'. Secondo l'autore principale dell'indagine, Amy Anderson, "i risultati di questo studio suggeriscono che gli anziani che seguono un regime alimentare coerente con le attuali linee guida e consumano dunque quantità relativamente elevate di verdure, frutta, cereali integrali, latticini a basso contenuto di grassi, pollame e pesce, possono avere un minor rischio di mortalità. Poiché una notevole percentuale di anziani in questo studio ha seguito il modello alimentare 'cibi sani', l'adesione a questa dieta appare una raccomandazione fattibile e realistica per una maggiore sopravvivenza e una migliore qualità della vita, nella crescente popolazione anziana".

martedì 21 dicembre 2010

Cautela nell'uso di tisane al finocchio. Pericolo estragolo.

Studio sconsiglia tisane al finocchio per mamme e bambini.
Tisane al finocchio 'vietate' ai minori di 4 anni. Un 'no' che vale in particolare per le donne incinte o in allattamento, che tradizionalmente ne bevono per favorire la produzione di latte, e per i neonati, ai quali vengono comunemente somministrate per combattere le coliche. Il rischio è legato agli elevati livelli di estragolo, sostanza naturale presente nei semi di finocchio e già riconosciuta come cancerogena e genotossica. A sconsigliare questo antico rimedio è l'Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (Inran), ente pubblico vigilato dal Mipaaf (Ministero per le Politiche agricole, alimentari e forestali), in uno studio pubblicato su 'Food and chemical toxicology'. La ricerca, condotta all'interno del progetto europeo 'Facet', finanziato nel VII Programma Quadro, in cui l'Inran coordina il sottoprogetto relativo sugli aromi alimentari, ha permesso per la prima volta di ottenere stime dell'esposizione all'estragolo legata al consumo di tisane al finocchio, basate su analisi di prodotti in commercio, invece di stimarne la concentrazione in modo indiretto a partire da una serie di assunzioni. Nella prima fase dello studio sono state individuate le tre tipologie di prodotti in commercio per la preparazione di tisane al finocchio: bustine da tè, tisane solubili istantanee e semi sfusi. Per le prime due sono stati raccolti i prodotti più diffusi sul mercato nazionale, 9 per le bustine da tè e 7 per le tisane istantanee, mentre il campione di semi sfusi, acquistati in 6 differenti erboristerie di Roma, considerata l'estrema variabilità del prodotto non è altrettanto rappresentativo. Ogni tisana è stata poi preparata con 100 ml di acqua bollente, con un tempo standard di infusione di 7 minuti sia per le bustine da tè che per i semi sfusi. Per i preparati solubili, invece, sono state seguite le istruzioni riportate in etichetta. I livelli di estragolo rilevati dalle analisi confermano che l'esposizione a questa sostanza è troppo elevata perché il consumo di tisane possa essere considerato sicuro, per lo meno nel caso dei neonati, come ha spiegato Antonio Raffo, ricercatore Inran e autore della ricerca. "Per avere un rischio basso l'esposizione dovrebbe essere 10.000 volte inferiore alla soglia di cancerogenicità misurata negli animali di laboratorio. Al contrario, nel caso di un neonato che consumi 100 ml (un piccolo biberon) di tisana di finocchio al giorno, abbiamo riscontrato un margine molto più basso, nell'ordine di alcune centinaia di volte".

Fonte: Il Farmacistaonline

lunedì 13 dicembre 2010

Cautela nell'uso dei mucolitici in età pediatrica. Mai al di sotto dei due anni.

"Un’analisi dei dati francesi di farmacovigilanza ha messo in evidenza un aumento dei casi di ostruzione respiratoria e di peggioramento di patologie respiratorie nei bambini di età inferiore a 2 anni trattati con i mucolitici. Infatti, la capacità di drenaggio del muco bronchiale è limitata in questa fascia d’età, a causa delle caratteristiche fisiologiche delle vie respiratorie. Le reazioni avverse segnalate si sono verificate principalmente a carico dell’apparato respiratorio (peggioramento di bronchiolite, aumento di tosse, aumento di secrezioni bronchiali, dispnea, difficoltà respiratoria, vomito viscoso), sono state per la maggior parte gravi e hanno richiesto l’ospedalizzazione. Il rischio di tali reazioni avverse e l’assenza di dati pediatrici di efficacia nelle patologie bronchiali acute, ha condotto la Francia a controindicare l’impiego dei mucolitici nei bambini al di sotto dei 2 anni di età."
Stiamo parlando dei principi attivi acetilcisteina, carbocisteina, ambroxolo, bromexina, sobrerolo, neltenexina, erdosteina e telmesteina, contenuti in numerosi medicinali con attività mucolitica e fluidificante e sono per lo più prescritti, o somministrati dal genitore, nel trattamento delle affezioni acute e croniche dell’apparato respiratorio.
A seguito della nota AIFA sopra riportata, si raccomanda di evitare l'uso di tali farmaci nei bambini al di sotto dei 2 anni di età per non incorrere nel rischio grave di ostruzione bronchiale.






 Fonte: Federfarma nazionale

giovedì 25 novembre 2010

Attenzione ai "sistemi fai da te" per depurare l'acqua.

Con i sistemi di depurazione dell'acqua fai da te, filtri e apposite brocche 
che promettono di eliminare i metalli, in particolare l'arsenico, "si rischia 
di bere un prodotto più pericoloso per la salute di quello iniziale. 
Colpa dell'aumento della carica batterica che può prodursi se non si 
utilizzano più che correttamente questi strumenti".
A mettere in guardia i cittadini è il segretario del Consiglio nazionale dei 
chimici, Fernando Maurizi che, dopo lo stop della Ue all'Italia sulle 
deroghe ai Comuni per i limiti nelle acque potabili di metalli, prevede 
l'aumento nell'uso di trattamenti di uso casalingo.
L'acqua che esce dai nostri rubinetti, nonostante tutto "è sempre la più 
garantita e controllata. 
Resta sempre da preferire – ha continuato l'esperto - anche perché, 
utilizzando troppo e male i filtri, si rischia di bere acqua distillata, priva 
di qualsiasi sale minerale, nient'affatto benefica. Mentre l'acqua minerale 
dovrebbe sempre essere scelta per le esigenze specifiche della persona, 
perché non sono tutte uguali né sempre adatte a tutti".

Fonte: "Ilfarmacistaonline"

domenica 21 novembre 2010

Due parole sulla "sigaretta elettronica".

...Campagna anche contro le sigarette elettroniche: non aiutano affatto a smettere di fumare ed è falso affermare che sono innocue, anzi è vero l'esatto contrario. Il monito contro quella che è stata definita una stupida moda è venuto oggi dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nella giornata conclusiva della Conferenza sul controllo del tabacco (CCLAT), tenuta a Punta del Este, in Uruguay. Pubblicizzata come infallibile sistema indolore per buttare il pacchetto una volta per tutte, la sigaretta elettronica «sabota in realtà le strategie messe in atto dall'Oms nella sua lotta contro il fumo», ha detto nel suo intervento Eduardo Bianco, direttore regionale dell'Alleanza per la Convenzione-quadro anti-tabacco dell'Oms. Venduta ormai in (quasi*) tutte le farmacie (tabaccherie, edicole, negozi di informatica, etc. etc....*), non è altro che un mini aerosol metallico a forma di sigaretta che sprigiona vapori aromatizzati che danno l'illusione di fumare. «Ma non è assolutamente provato che aiutino a smettere, anzi, c'è chi le usa perchè in alcuni paesi sono permesse anche dove il fumo è vietato», ha detto Bianco. Inoltre, ha aggiunto, certi ingredienti «sono nocivi». In cinque giorni di lavori, la conferenza ha affrontato anche altri temi collegati al fumo e nella giornata conclusiva si è fatto il punto sulle future strategie. È stata sottolineata ad esempio la necessità di regolarizzare l'impiego delle sostanze aromatiche contenute nella sigaretta.

In in alcuni casi possono essere infatti più pericolose del tabacco.

Fonte:"La Stampa.it"
* ndr

giovedì 18 novembre 2010

Cautela nell'uso degli antibiotici.

L'Italia eccede in antibiotici. Al sud il 60% dell'uso scorretto
E' al Sud Italia che si registrano i numeri più preoccupanti sull'abuso di farmaci antibiotici: "Campania, Puglia e Sicilia insieme determinano quasi il 60% di tutto l'eccesso di consumi nel nostro Paese", che secondo uno studio Aifa crea una spesa evitabile di oltre 400 milioni di euro. Il quadro della situazione è stato fornito ieri a Roma da Guido Rasi, direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che ha presentato nella sede del ministero della Salute la terza edizione della campagna di sensibilizzazione contro l'abuso di questi prodotti, dal titolo 'Antibiotici, difendi la tua difesa. Usali con cautela'. Rasi ha ricordato che "in Italia il consumo di antibiotici e il tasso di antibiotico-resistenza è fra i più alti in Europa: i numeri del nostro Paese stanno superando quelli della Francia e in alcune regioni (come Calabria, Sicilia, Puglia, Campania e Basilicata) sono superiori rispetto a quelli di Cipro e Grecia", che a livello nazionale sono oggi gli unici Stati con cifre più alte. Oggi nel nostro Paese il 44% dei cittadini riceve almeno una prescrizione di antibiotico l'anno, come anche il 53% dei bambini e il 50% degli anziani. Il 15% degli 'over 65' riceve addirittura più di sei prescrizioni di farmaci antibiotici l'anno. Il consumo di questi medicinali a livello regionale nel 2009 - ha evidenziato Rasi - è stato caratterizzato da un chiaro gradiente geografico: consumi più bassi al Nord e più elevati al Sud". La 'maglia nera' va infatti alla Campania, con 37,63 dosi medie giornaliere ogni mille abitanti, mentre il valore minimo si riscontra nella Provincia autonoma di Bolzano, con13,05 dosi. "Se tutte le Regioni - ha aggiunto Rasi - si allineassero al consumo medio delle sei più virtuose si potrebbe ottenere un risparmio di 316 milioni di euro. Se il costo per dose media giornaliera di antibiotico divenisse in tutte le Regioni pari a quello della Lombardia (1,66 euro) si otterrebbe un risparmio di 156 milioni di euro". "Il risparmio complessivo che potrebbe derivare dall'effetto congiunto di una maggiore appropriatezza dei consumi e della riduzione dei costi - sintetizza il direttore generale dell'Aifa - è dunque di 413 milioni di euro, pari al 3,7% della spesa farmaceutica convenzionata 2009". In totale, la spesa per antibiotici si è attestata nel 2009 a 1 miliardo e 38 milioni di euro. "L'80-90% dell'utilizzo degli antibiotici - aggiunge - avviene nell'ambito della medicina generale. Tra le prime cause di prescrizione di questi medicinali ci sono le infezioni delle prime vie aeree, ma esiste un problema di appropriatezza d'uso legato all'impiego di antibiotici in malattia virali: questi farmaci non servono nel caso di influenza o di raffreddore", ricorda. Quanto agli effetti collaterali, "tra il 2002 e il 2009 sono state ricevute 8.833 segnalazioni di sospette reazioni avverse da medicinali antibiotici".

Fonte: "Ilfarmacistaonline"

mercoledì 28 luglio 2010

Pillole per dimagrire...

Alt alle preparazioni magistrali con benfluorex
L’Agenzia Italiana del Farmaco ha disposto ieri l’immediato divieto di utilizzare e porre in vendita su tutto il territorio nazionale, le preparazioni magistrali contenenti Benfluorex. Il provvedimento segue la nota del CHMP (Comitato dei Medicinali per Uso Umano) dell’Agenzia europea del farmaco, che descriveva il rischio rischi di valvulopatie associate all’uso di Benfluorex, e la successiva raccomandazione dell’Ema di ritirare tutti i medicinali contenenti benfluorex nell'Unione Europea, poiché i loro rischi, in particolare il rischio di valvulopatia cardiaca, sono maggiori dei loro benefici.

Fonte: "Ilfarmacistaonline"

sabato 17 aprile 2010

Un taglio alle calorie per vivere in buona salute.


Porzioni piccole piccole ma nutrienti, poche calorie e la vita si allunga.
È il trucco per rallentare l'invecchiamento usato sia da organismi semplici, come lieviti e vermi, sia da quelli complessi come l'uomo. Per la prima volta si è arrivati a una dimostrazione scientifica di quanto sia salutare limitare il cibo: il primo confronto tra più specie è statao pubblicato su Science. «Per molto tempo si è pensato che più cibo corrispondesse a più salute, ma paradossalmente accade il contrario. Si invecchia più lentamente mangiando meno, ma comunque nutrendosi bene», osserva l'autore della ricerca, Luigi Fontana, che lavora tra l'Italia, dove è nato a Riva del Garda (Trento) e dove dirige il reparto di Nutrizione e Invecchiamento dell'istituto Superiore di Sanità, e gli Stati Uniti, nella Washington University di St Louis. Hanno collaborato alla rassegna University College di Londra e Andrus Gerontology Center nella University of Southern California.

Vita più lunga in buona salute.
Oggi la vita media è di circa 80 anni, ma di questi solo 50 sono vissuti in buona salute. «L'obiettivo - spiega è riuscire a ridurre da 30 a 10 o a 5 anni il periodo in cui possono comparire le malattie tipiche dell'invecchiamento. Se anche la vita media aumentasse da 80 a 100 anni, si dovrebbe tendere a vivere sani fino a 90 anni. Malattie e invecchiamento non sono inscindibili».

Meno calorie.
La chiave per una vita lunga e sana è ridurre l'apporto di calorie dal 10% al 50%. Lo dimostrano i dati raccolti sottoponendo per 10 anni una cinquantina di volontari a una dieta da 1.800 calorie e dalla quale sono stati eliminati dolci, pane e pasta bianchi per fare posto a verdure, legumi, cereali integrali, pesce, carne magra, frutta e un bicchiere di vino ai pasti. «I nostri dati dimostrano che è possibile vivere una lunga vita senza ammalarsi», rileva Fontana. Nei volontari tutti i fattori di rischio cardiovascolare sono migliorati, le arterie carotidi sono pulite e il cuore è ringiovanito di circa 15 anni. Nei topi si è già visto da tempo che ridurre il cibo aumenta del 30% la durata della vita. «Fra alcuni anni si saprà se questo accade anche nell'uomo».

Segnali molecolari.
Ridurre le calorie mantiene l'organismo giovane perché riduce segnali molecolari cruciali per il metabolismo, come quelli del fattore di crescita insulino-simile (Igf-1) e quelli del bersaglio della rapamicina (mTot), un enzima da tempo al centro degli studi sull'obesità.

Meccanismi ancestrali.
«È probabile - spiega Fontana - che meccanismi di questo tipo siano entrati in gioco in epoche lontane per affrontare periodi di carestia» Sono «meccanismi ancestrali», presenti nei lieviti, in organismi da sempre modello per i genetisti, come il verme Caenorhabditis elegans e il moscerino della frutta Drosophila melanogaster, nelle scimmie e nell'uomo. Grazie a questi meccanismi si poteva «rallentare l'invecchiamento, ossia conservare una buona qualità del Dna in vista di periodi più ricchi di cibo e quindi più favorevoli alla riproduzione».

Fonte: Il Messaggero.it

giovedì 25 febbraio 2010

Scontrino parlante. Risoluzione Agenzia delle entrate n° 10/E del 17 febbraio 2010


IRPEF

Scontrino parlante
Indicazione “natura” anche con abbreviazioni, sigle e/o acronimi
Mancata necessità di conservazione della ricetta medica in caso di ticket .


Con tale documento l’Agenzia, a seguito di specifiche richieste di chiarimenti reiteratamente formulate anche dalla scrivente, fornisce utili indicazioni operative in materia di documentazione idonea a certificare correttamente le spese sanitarie relative all’acquisto di medicinali.
L’Agenzia ribadisce preliminarmente che il diritto a beneficiare, a seconda dei casi, della deduzione o della detrazione d’imposta per l’acquisto di medicinali è subordinato al possesso di un documento fiscale costituito dallo scontrino fiscale o dalla fattura recante l’indicazione della natura, qualità e quantità del prodotto, nonché del codice fiscale del destinatario.

Indicazione della qualità del prodotto acquistato.
L’Agenzia rammenta che con la circolare n. 40 del 2009 (cfr. circolare prot. n. 14432/365 del 3/8/2009) ha precisato che sullo scontrino fiscale deve essere indicato il numero di autorizzazione all'immissione in commercio (AIC), rilevato mediante lettura ottica del codice a barre, di ciascun farmaco.

Indicazione della natura del prodotto acquistato.
Per l’Agenzia è sufficiente che il documento di spesa rechi la dizione generica di “farmaco” o di “medicinale”. In ogni caso, è possibile fruire dei benefici IRPEF (deduzione/detrazione), a condizione che i documenti di spesa, pur non riportando tali diciture, indichino comunque la natura del prodotto attraverso sigle, abbreviazioni o terminologie chiaramente riferibili ai farmaci.
Pertanto:
l’indicazione sullo scontrino della natura del bene acquistato è soddisfatta anche quando sia riportata la dicitura “omeopatico” in luogo delle diciture “farmaco” o di “medicinale”;
l’indicazione è soddisfatta anche dalla dicitura “ticket” (che può essere riferita soltanto a medicinali erogati dal SSN) ovvero dalle sigle SOP (senza obbligo di prescrizione) e OTC (medicinali da banco); con riguardo alle preparazioni galeniche, per l’indicazione della natura del prodotto venduto può essere riportata la dicitura “farmaco” o “medicinale” e per la qualità dello stesso la dicitura “preparazione galenica” (cfr. circolare prot. n. 16453/412 del 21/9/2009);
le abbreviazioni “med.” o “f.co.” equivalgono alla menzione per esteso dei termini medicinale e farmaco.

Decadenza dell’obbligo di conservazione della ricetta medica.
Non è più necessario conservare la prescrizione medica: la natura e la qualità del prodotto acquistato si evincono dalla dicitura “farmaco” o “medicinale” e dalla denominazione dello stesso riportate nei documenti di spesa rilasciati dalle farmacie.
Anche per i ticket, quindi, il contribuente non è più obbligato a conservare la fotocopia della ricetta rilasciata dal medico di base.

Fonte: Federfarma Nazionale

mercoledì 23 dicembre 2009

Pillola anti-celiachia

Circa nove anni fa l'equipe del Professore Alessio Fasano, responsabile del Centro di ricerca sulla celiachia e biologia mucosale dell' Università del Maryland, accertò che nella mucosa intestinale dei celiaci si verifica una iperproduzione di una sostanza proteica chiamata "zonulina" responsabile dell'aumentata permeabilità della mucosa gastrica al glutine; in pratica la zonulina è la chiave che apre le porte tra le cellule (tight junctions, giunzioni serrate) lasciando passare il glutine che quindi si incontra con il sistema immunocompetente presente nella sottomucosa. In questo modo si scatena la reazione che causa la deamidazione dei peptidi di gliadina e porta alla produzione di antigeni riconosciuti dai linfociti T specifici per la gliadina stessa; è proprio questo passaggio a scatenare tutto il meccanismo patogenetico della celiachia.
Il larazotide-acetato è un antagonista della zonulina che dovrebbe impedire il passaggio del glutine all'interno della sottomucosa e conseguentemente bloccare tutti i processi patologici derivanti dalla risposta del sistema immunocompetente a tale "intrusione".
Dalla sperimentazione si sono ottenuti risultati interessanti e promettenti ma limitati a una dose di glutine presente in una normale porzione di pasta o pane; questi risultati al momento portano a fissare l'obbiettivo della larazotide-acetato in una copertura da rischio di contaminazione quando il celiaco mangia fuori casa o per occasionali "strappi" alla dieta. Probabilmente, si ritiene che il passaggio intrecellulare del glutine non sia modulato solamente dalla zonulina, ma possa avvenire anche attraverso la cellula stessa per via transcellulare e con meccanismi non ancora noti e che quindi il passaggio di dosi maggiori di glutine non possa essere sufficientemente contrastato semplicemente "antagonizzando" la zonulina.
Il professore Umberto Volta, presidente del Comitato scientifico nazionale dell' associazione italiana celiachia (Aic), nonchè responsabile del centro di riferimento regionale per la diagnosi di celiachia presso l'azienda ospedaliera universitaria S. Orsola Malpighi di Bologna, ribadisce che, ad oggi, l'unica terapia efficace per la celiachia resta la dieta priva di glutine da seguire scrupolosamente per tutta la vita.

In sintesi, l'entrata in commercio del larazotide-acetato, che probabilmente non avverrà prima del 2013, non rappresenterà comunque la fine della dieta gluten-free.

Fonte: Farmacia News 11\09 di Barbara Asprea

giovedì 17 dicembre 2009

Consumo antibiotici.

L’Italia è uno dei Paesi europei con il più alto consumo. Il loro utilizzo, però, molto spesso è inappropriato

L’Italia è uno dei Paesi europei con il più alto consumo di farmaci antibiotici, preceduta solo dalla Francia e da Cipro. Nel Belpaese, infatti, il 44% della popolazione ha ricevuto almeno una prescrizione di antibiotico nel 2008, con un maggiore impiego in età pediatrica e anziana. In particolare, lo scorso anno a 53 bambini su 100 e a 50 anziani su 100 è stato prescritto uno di questi medicinali, per cui è in preoccupante crescita il fenomeno della resistenza. Sono i dati dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) contenuti nel primo rapporto Osmed dedicato a questi prodotti, illustrato oggi a Roma nella sede del ministero della Salute. Le stime mostrano che il consumo italiano di antibiotici è stato, in alcuni casi, doppio rispetto ad altri Paesi. Peggiora nello Stivale anche il trend dell’antibioticoresistenza, soprattutto per batteri come l’Escherichia coli, lo Stafilococco aureo e la Klebsiella pneumoniae, con punte del 40% di inefficacia dei farmaci. Con l’avanzare dell’età diventa maggiore anche la frequenza di prescrizioni di antibiotici ripetute: i pazienti che ne hanno ricevute sei o più rappresentano il 13-14% della popolazione fino a 64 anni, il 22-24% della fascia 65-74 anni e il 28-32% degli over 75. Nel 2008, nove regioni del Centro-Sud (Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia, Campania, Molise, Abruzo, Lazio e Umbria) hanno registrato valori superiori alla media nazionale, mentre le Province autonome di Trento e Bolzano e 10 regioni del Centro-Nord hanno presentato consumi inferiori alla media nazionale. Non usare farmaci antibiotici in caso di raffreddore o influenza. Assumerli solo dietro prescrizione e nelle dosi e nei tempi indicati dal medico. Sono i principali messaggi della nuova campagna di comunicazione Antibiotici, usali con cautela presentata oggi a Roma dal ministero della Salute, dall’Istituto superiore di sanità (Iss) e dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). La campagna è già partita e durerà fino alla prima settimana di gennaio, coinvolgendo mass media (tv, radio, giornali), mezzi di trasporto, luoghi di aggregazione, cinema e mettendo a disposizione un numero verde (Farmaci line 800571661) e un sito internet (www.antibioticoresponsabile.it). «Bisogna far capire agli italiani - ha detto il direttore generale dell’Aifa, Guido Rasi - che questi medicinali vanno assunti solo se è il medico a prescriverli e mai in presenza di malattia come il raffreddore e l’influenza, sia essa stagionale o pandemica. Inoltre, occorre prenderli nei tempi e nei modi giusti: la sospensione precoce della terapia è la principale causa di sviluppo delle resistenze, poiché non si fa altro che uccidere i batteri più deboli e selezionare quelli più forti». Secondo Rasi, «questa azione di sensibilizzazione si è resa necessaria poiché alcuni germi patogeni importanti hanno già sviluppato livelli di antibioticoresistenza che arrivano anche al 90% e alcuni ceppi sono divenuti resistenti a tutti i 100 antibiotici disponibili, tanto che in futuro si comincia a temere di non poter contare più su alcun farmaco per combattere le infezioni».

Fonte: La Stampa.it

martedì 6 ottobre 2009

Influenza A/H1N1

L'influenza è sotto controllo
Pubblichiamo oggi il secondo contributo del professor Fabrizio Pregliasco, consulente scientifico del Gruppo di lavoro federale sulla pandemia influenzale, che continua a fare il punto sull'epidemiologia dell'influenza da A/H1N1
Il monitoraggio dell'Organizzazione mondiale della sanità (WHO) dimostra che l'andamento dell'influenza pandemica A/H1N1 sta seguendo un iter analogo a quello normalmente dimostrato dall'influenza stagionale, ovvero stanno diminuendo i casi complessivamente registrati nei Paesi dell'emisfero Sud, mentre stanno aumentando nelle zone temperate dell'emisfero Nord. Negli Stati Uniti si sta registrando un numero di casi di influenza crescente e superiore alla media del periodo, mentre in Europa e nei Paesi dell'Asia Occidentale i casi, pur in aumento, rimangono complessivamente pochi. In autunno, e per tutto il periodo Ottobre-Marzo, avviene il normale diffondersi dell'influenza stagionale in tutta Europa e quindi si sta assistendo all'abituale incremento di casi influenzali anche in Italia. Al contempo, però, si assiste al crescere di tutte le sindromi affini che causano una sintomatologia che molte persone definiscono come influenza, ma che non sono riconducibili al novero dei virus identificati come i principali responsabili dell'influenza annuale, che quest'anno sono 3 di origine australiana. Esistono, infatti, almeno altri 262 virus che causano febbre e sintomi respiratori nella popolazione e sicuramente quest'anno per molte persone questi eventi saranno fonte di timori e quindi il ricorso al consiglio del farmacista sarà maggiore rispetto al solito. E' importante sottolineare che stiamo assistendo a un andamento assolutamente abituale della diffusione dei virus influenzali e che i vaccini relativi all'influenza stagionale sono già disponibili in farmacia e a breve partiranno le campagne vaccinali da parte del SSN rivolte alle categorie che ogni anno vengono invitate a utilizzare la vaccinazione come efficace metodo preventivo di possibili complicazioni. Il farmacista può, inoltre, comunicare che si assiste a un continuo aggiornamento delle disposizioni rispetto allo specifico vaccino per l'influenza pandemica A/H1N1 perchè si adeguano al mutare delle reale diffusione del virus. Sicuramente il vaccino non sarà disponibile in farmacia e per la sua erogazione bisognerà attenersi alle disposizioni delle singole ASL territorialmente competenti. Sarà offerto prioritariamente, in modo gratuito e non obbligatorio, al personale sanitario, farmacisti compresi, che deve garantire le prestazioni assistenziali, al personale che garantisce gli aspetti di sicurezza del Paese e la continuità dei servizi essenziali (acqua, energia, telecomunicazioni, ecc.); e successivamente ai soggetti a rischio perchè affetti da patologie croniche gravi. Sarà oggetto di un'ulteriore valutazione, in funzione dell'effettivo andamento dell'epidemia, l'offerta della vaccinazione per l'influenza pandemica A/H1N1 alla popolazione dai 2 ai 27 anni, fascia d'età che, dai dati attualmente disponibili, risulta essere la più colpita dall'infezione in quanto non ha sviluppato anticorpi derivanti dal contagio precedente di virus dello stesso ceppo.

Fabrizio Pregliasco

Fonte: Farmacista 33

venerdì 8 maggio 2009

Stop ai nomi dei medicinali sugli scontrini

Lo scontrino fiscale rilasciato dalle farmacie, per poter dedurre e detrarre la spesa sanitaria nella dichiarazione dei redditi, non riporterà più in dettaglio lo specifico nome del farmaco acquistato.
A partire dal prossimo anno basterà l'indicazione del codice alfanumerico posto sulla confezione di ogni medicinale. Lo annuncia l'Autorità Garante per la protezione dei dati personali. I cittadini italiani potranno continuare a dedurre o detrarre i medicinali acquistati, ma saranno più tutelati. Sulla base del provvedimento del Garante, entro tre mesi l'Agenzia delle entrate dovrà fornire indicazioni per la modifica dello scontrino fiscale rilasciato per l'acquisto di farmaci, indicazioni alle quali le farmacie dovranno adeguarsi al massimo entro il 1 gennaio 2010. Lo "scontrino parlante" che riporta in chiaro, oltre al codice fiscale dell'interessato, la denominazione del farmaco acquistato è in grado di rivelare informazioni sullo stato di salute e sulle patologie dei cittadini. Numerosi sono stati in questi mesi coloro che si sono rivolti al Garante per segnalare la lesione della loro riservatezza e dignità al momento di presentare la documentazione fiscale per la denuncia dei redditi presso il Caf o il proprio commercialista. Il controllo sul farmaco venduto può essere effettuato attraverso l'utilizzo del numero di autorizzazione all'immissione in commercio (Aic) presente sulla confezione del farmaco. Il codice alfanumerico, rilevabile anche mediante lettura ottica, consente di identificare in modo univoco ogni singola confezione farmaceutica venduta, con dosaggio, somministrazione, presentazione e simili, al pari della specificazione in chiaro del nome del farmaco. E' stata in questo modo individuata una soluzione in grado di bilanciare il rispetto della dignità delle persone e l'interesse pubblico alla riduzione del rischio di indebite detrazioni e deduzioni fiscali.

Fonte: Farmacista 33

martedì 28 aprile 2009

Febbre suina/2

L'epidemia suina è più pericolosa delle epidemie influenzali?
Anche se ancora non esistono dati certi in merito alla pericolosità dell’epidemia di influenza suina in corso in Messico e negli Stati Uniti, le prime informazioni in nostro possesso sembrano essere incoraggianti. «Il tasso di mortalità segnalato in Messico – spiega Donato Greco dell’Istituto Superiore di Sanità – sembra essere in linea con quello delle normali epidemie di influenza che abbiamo ogni anno in Europa e anche i CDC hanno spiegato che si tratta di una forma di influenza moderata. Non dobbiamo dimenticare che tutti i pazienti che si sono ammalati negli Stati Uniti stanno bene e sono guariti».
Se l’epidemia dovesse trasformarsi in una pandemia, non sarà quindi come la pandemia di spagnola che nel 1918 causò oltre quaranta milioni di vittime.

Fonte: "Il Messaggero"

Febbre suina/1

Inutile e pericolosa la corsa ai farmaci.
A proposito della cosiddetta influenza suina, la Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (FOFI) invita i cittadini ad attenersi alle raccomandazioni emanate dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, e rinnova la disponibilità dei farmacisti a collaborare con tutte le iniziative di informazione e comunicazione che il Ministero vorrà attuare al riguardo. La FOFI ricorda ai cittadini alcuni punti importanti. Innanzitutto non esiste attualmente alcun vaccino che permetta di immunizzare nei confronti del virus mutato all'origine dell'epidemia presente in Messico. Inoltre, ricorda che oseltamivir e zanamivir, spesso citati dai giornali in queste ore, non sono vaccini ma farmaci antivirali, e che per ora, in Europa, nessuna istituzione sanitaria ne ha raccomandato l'assunzione in via profilattica. Infine, vista la confusione presente in alcuni articoli di giornale che hanno definito "antibiotici" i due farmaci antivirali, ricorda che nessun antibiotico è efficace contro i virus e che l'impiego scorretto di antibiotici genera soltanto pericoli per il singolo e per la collettività.

Fonte: Farmacista 33

venerdì 31 ottobre 2008

Stop al Mercurio

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto ministeriale recante "Recepimento della direttiva 2007/51/CE per quanto riguarda le restrizioni alla commercializzazione di alcune apparecchiature contenenti mercurio".

Il Decreto in questione stabilisce che il mercurio non può più essere utilizzato:
*nei termometri per la misurazione della temperatura corporea;
*in altre apparecchiature di misura destinate al grande pubblico (es. manometri, sfigmomanometri).

Il divieto si applica a decorrere dal 3 aprile 2009.

martedì 21 ottobre 2008

Meglio un consulto prima del lassativo.

Nel 2007, in Italia, sono stati spesi in lassativi e fermenti lattici oltre 200 milioni di euro (dati Federsalus-Nielsen). In particolare, i fermenti lattici hanno fruttato 139,7 milioni di euro, i lassativi 44,4 milioni e gli altri prodotti per l'apparato gastrointestinale 18,1 milioni, per un giro d'affari in netto aumento rispetto al 2006, con un 20,4% per i lassativi e un 10,5% per i fermenti. Complessivamente, fermenti lattici e lassativi coprono il 15% del fatturato totale delle farmacie italiane. Tuttavia lo stesso Antonio Longo, presidente della Società italiana unitaria di colonproctologia (SIUCP) consiglia di non abusare sia di farmaci lassativi veri e propri sia dei prodotti di erboristeria, questi ultimi a volte più dannosi perché contengono gli stessi principi attivi, ma non dosati. Un'indagine condotta in un campione di centri ospedalieri su 130 donne con stipsi, ricorda la società scientifica, rileva che il 95% delle intervistate ricorre ai lassativi e che nella maggior parte dei casi (71%) questi prodotti vengono utilizzati senza avere prima consultato un esperto.

Fonte: Farmacista 33

martedì 9 settembre 2008

Bentornati !

Chili di troppo al rientro.
Un'indagine dell'Osservatorio MultiMedica sulla prevenzione alimentare ha rilevato che un italiano su due è rientrato dalle ferie con qualche chilo in più, la colpa è delle cattive abitudini. Sulla base di colloqui effettuati su un campione di 800 persone, uomini e donne tra i 18 e i 60 anni d'età, ha riscontrato che gli italiani in vacanza prediligono pietanze molto salate e grasse, seguono poco la dieta e sospendono quasi totalmente l'attività fisica. Così al ritorno al lavoro rischiano ipertensione, diabete e una generale sonnolenza. Il 51% degli intervistati confessa di aver esagerato a tavola, senza seguire una particolare dieta, mentre il 44% ammette di aver consumato più alcolici. Complice il tempo libero e le maggiori uscite notturne, gli italiani intervistati sono andati al ristorante più di tre volte a settimana (45%), trovandosi poi depressi e svogliati al rientro al lavoro (66%). Per porre rimedio a questa situazione, gli esperti consigliano di evitare piatti elaborati, troppo conditi e salati, non eccedere con gli alcolici e di riprendere l'attività fisica con costanza, almeno 30 minuti al giorno. "I primi 15 giorni sono quelli più importanti - spiega Licia Colombo, responsabile del servizio di dietologia dell'istituto scientifico MultiMedica - per riprendere l'attività quotidiana è meglio tenersi leggeri e cucinare con metodi semplici, evitando sale e grassi".

Fonte : "Farmacista 33"

mercoledì 25 giugno 2008

Gli integratori non vanno in dichiarazione

In risposta alla richiesta di un contribuente, l'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione 256/E del 20 giugno chiarisce che gli integratori alimentari, ancorché prescritti da uno specialista, non possono beneficiare "della detrazione d'imposta del 19%, di cui all'art. 15, comma 1, lett. c), del TUIR, riconosciuta esclusivamente per spese mediche e di assistenza specifica (diverse da quelle indicate nell'art. 10, comma 1, lett. b)), per spese chirurgiche, per l'acquisto di medicinali, per prestazioni specialistiche e per protesi dentarie e sanitarie in genere".
La ragione discenderebbe dalla natura stessa degli integratori che "vengono somministrati, sostanzialmente, per cure dirette ad ottimizzare gli apporti nutrizionali e a migliorare le condizioni fisiologiche, senza per questo essere considerati dei medicinali. In ragione della loro composizione, gli integratori si qualificano, infatti, come prodotti appartenenti all'area alimentare".

Fonte: Farmacista 33

martedì 15 aprile 2008

Dispensazione d'emergenza dall'11 Maggio

Il DM 31/3/2008, che sanciva la possibilità di consegnare un farmaco etico senza ricetta è stato pubblicato sulla Gazzetta pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 86 dell'11 aprile Ecco in sintesi le disposizioni contenute nel decreto, che entrerà in vigore l' 11 Maggio 2008.

Va anzitutto sottolineato che in nessun caso è ammessa la consegna senza ricetta per: medicinali stupefacenti di cui al DPR 309/1990, indipendentemente dalla sezione in cui siano inseriti; medicinali con onere a carico del SSN; medicinali assoggettati a prescrizione medica limitativa (si tratta dei medicinali vendibili al pubblico solo su prescrizione di centri ospedalieri o di specialisti). Ciò premesso, il farmacista, in caso di estrema necessità ed urgenza,può consegnare al cliente che ne faccia richiesta, in assenza di prescrizione medica, un medicinale assoggettato a prescrizione medica ripetibile o non ripetibile, in presenza di una delle seguenti condizioni: patologia cronica; necessità di non interrompere il trattamento terapeutico; prosecuzione della terapia a seguito di dimissioni ospedaliere. Per ciascuna delle suddette condizioni è previsto che debbano risultare elementi che ne confermino la sussistenza.

Patologia cronica.
Qualora il medicinale (la consegna di medicinali iniettabili è ammessa limitatamente all'insulina) venga richiesto per la necessità di assicurare la prosecuzione del trattamento di un paziente affetto da diabete, ipertensione, broncopneumopatia cronica ostruttiva o altra patologia cronica, il farmacista può consegnare il medicinale, a condizione che siano disponibili elementi che confermino che il paziente è in trattamento con il farmaco, quali (si tratta di una elencazione esemplificativa):

a) presenza in farmacia di ricette mediche riferite allo stesso paziente nelle quali è prescritto il farmaco richiesto;
b) esibizione da parte del cliente di un documento rilasciato dall'autorità sanitaria attestante la patologia per la quale è indicato il farmaco. Qualora il documento non indichi il farmaco da utilizzare nel trattamento il cliente è tenuto a sottoscrivere una dichiarazione di assunzione di responsabilità circa la veridicità del trattamento con il medicinale richiesto. La dichiarazione è conservata dal farmacista ed è allegata all'apposito registro;
c) esibizione da parte del cliente di un documento originale firmato dal medico curante attestante la patologia cronica da cui il paziente è affetto, con indicazione del farmaco utilizzato per il relativo trattamento;
d) esibizione di una ricetta con validità scaduta da non oltre trenta giorni; in tal caso il farmacista è tenuto ad apportare un'annotazione sulla ricetta che impedisca la sua riutilizzazione nell'ambito della disciplina del presente decreto. Il cliente è tenuto a sottoscrivere una dichiarazione di assunzione di responsabilità circa la veridicità del trattamento con il medicinale richiesto. La dichiarazione è conservata dal farmacista ed è allegata all'apposito registro;
e) conoscenza diretta da parte del farmacista dello stato di salute del paziente e del trattamento in corso.

Necessità di non interrompere il trattamento terapeutico.
Qualora la richiesta riguardi un paziente che necessiti di non interrompere un trattamento, quale ad esempio l'ulteriore assunzione di un antibiotico (nel caso di antibiotici monodose è ammessa anche la consegna di medicinali iniettabili), il farmacista può consegnare il medicinale richiesto a condizione che siano disponibili elementi che confermino che il paziente è in trattamento con il farmaco, quali (si tratta di una elencazione esemplificativa):

a) presenza in farmacia di una prescrizione medica rilasciata in una data che faccia presumere che il paziente sia ancora in trattamento con il medicinale richiesto;
b) esibizione, da parte del cliente, di una confezione inutilizzabile, ad esempio un flaconcino danneggiato.
Il cliente è tenuto a sottoscrivere una dichiarazione di assunzione di responsabilità circa la veridicità del trattamento con il medicinale richiesto. La dichiarazione è conservata dal farmacista ed è allegata all'apposito registro.

Prosecuzione della terapia a seguito di dimissioni ospedaliere.
Il farmacista può consegnare il medicinale richiesto in caso di esibizione da parte del cliente di documentazione di dimissione ospedaliera emessa il giorno di acquisto o nei due giorni immediatamente precedenti, dalla quale risulti prescritta o, comunque, raccomandata la prosecuzione della terapia con il farmaco richiesto. In tal caso è ammessa anche la consegna di medicinali iniettabili.

Per il farmacista sono previsti i seguenti emendamenti:

Quantità.
Il farmacista è tenuto a consegnare una sola confezione con il più basso numero di unità posologiche del farmaco richiesto, tranne il caso di antibiotici iniettabili monodose che possono essere consegnati in una quantità sufficiente ad assicurare la continuità del trattamento fino alla possibilità di contatto del paziente con il medico prescrittore.

Scheda con specificazione del medicinale.
Il farmacista è tenuto a ricordare al cliente che la consegna del farmaco senza ricetta è una procedura eccezionale e che il cliente deve comunque informare il medico curante del ricorso alla procedura. A tal fine il farmacista consegna al cliente una scheda, da inoltrare al medico, contenente la specificazione del medicinale consegnato.

Registro .
Il farmacista annota su apposito registro, le cui pagine sono dallo stesso numerate, timbrate e siglate, la consegna dei farmaci effettuata ai sensi del DM in esame, riportando il nome del farmaco, le iniziali del paziente e la condizione, tra quelle sopra riportate, che ha dato luogo alla consegna del farmaco, allegando, nei casi in cui è prevista, la dichiarazione di assunzione di responsabilità del cliente.

Il decreto in oggetto prevede infine che, entro il mese di dicembre 2008, la Federfarma e l'Assofarm raccolgano e comunichino al Ministero della salute e all'AIFA i dati relativi al numero e alla tipologia dei casi di ricorso alle procedure di cui al DM in oggetto registrati fino alla data del 30 novembre 2008, formulando eventuali proposte di modifica della relativa disciplina. Il Ministero della salute dovrà trasmettere tale documentazione alla FOFI e alla FNOMCeO, per le rispettive valutazioni.

Fonte: Farmacista 33